Illustrazione inquinamento atmosferico
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A sentire il nostro Ministero della Salute, ogni anno in Italia sono 30.000 i decessi causati dal particolato fine (particelle di sostanze liquide o solide sospese nell’aria). Quasi il 60% delle morti è dovuto a ictus, ischemie, attacchi di cuore, malattie polmonari e renali.

L’allarme lanciato dagli scienziati e da migliaia di associazioni ambientaliste riecheggia da anni: ci avviciniamo inesorabilmente a una crisi climatica e ambientale mai vista prima. Gli effetti potrebbero essere tragici e irreversibili.

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I dati divulgati dai principali istituti di ricerca e università di tutto il mondo sono preoccupanti. Oltre alle percentuali di rischio di ictus, cancro e altre malattie gravi, esiste anche la possibilità di sviluppare malattie autoimmuni.

All’Università di Verona hanno scoperto che l’esposizione a lungo termine a smog e agenti inquinanti è tra le principali cause di malattie infiammatorie e intestinali, del tessuto connettivo e di artrite reumatoide. Gli scienziati hanno ricollegato da tempo l’inquinamento ambientale anche ad anomalie del sistema immunitario, il fumo infatti è uno dei fattori alla base dell’artrite reumatoide.

I ricercatori dell’Università di Copenaghen, in Danimarca si sono concentrati sul tasso di natalità. Le statistiche sono soggette a tanti altri fattori, in particolare socioeconomici e culturali. Tuttavia, i livelli di calo delle nascite, aborti (spontanei o volontari) e infertilità aumentano di anno in anno per uomini e donne. Il tutto si ricollega all’esposizione ad ambienti inquinati da combustibili fossili, i cui residui sono spesso presenti in sperma, urine, placenta e addirittura latte materno.

Lo studio dell’Università del Queensland (Australia) e dalla Carnegie Mellon University (Stati Uniti) ha dimostrato che l’inquinamento atmosferico può danneggiare il cervello dei giovani. Il risultato della ricerca effettuata su un campione significativo di popolazione parla chiaro: il particolato fine causa un invecchiamento cerebrale soprattutto negli under 30.

In conclusione, moltissimi studi hanno dimostrato e segnalato l’urgenza di adottare provvedimenti immediati e decisivi, ma la strada da percorrere verso la loro attuazione per un vero miglioramento è ancora lunga.