asimmetria-dentale-deficit-cognitivi

Lo studio dell’Università di Pisa, pubblicato sulla rivista Scientific Reports, ha evidenziato come l’asimmetria dentale ha effetti sulle aree del cervello associate alla memoria e potrebbe dare origine a malattie legate a deficit cognitivi come la demenza. La scoperta è stata fatta da un gruppo di ricercatori dei dipartimenti di Ricerca Traslazionale e delle Nuove Tecnologie in Medicina e Chirurgia e Scienze Veterinarie e dal dott. Vincenzo De Cicco, medico odontoiatra di Pescara.

Una scoperta Made in Italy

Grazie allo studio condotto dall’ateneo toscano su un campione di volontari, è stato appurato che l’asimmetria dentale e mandibolare può essere la causa di ulteriori squilibri a catena e, da come come si può leggere nel comunicato della stessa Università, l’asimmetria di denti e mandibole provocherebbe anche: muscoli più sviluppati e pupilla con diametro più grande da un lato sino alla modificazione unilaterale di alcuni geni associati alla memoria.

Pier Diego Manzoni, coordinatore del gruppo di ricerca che ha condotto lo studio, ha sottolineato anche che “questo lavoro testimonia il ruolo importante che l’Università può giocare nella società moderna, ovvero mettere a fuoco le domande che nascono dalle molteplici attività umane, come in questo caso dalla pratica clinica del dottor De Cicco, così da trovare risposte per aumentare la nostra capacità di comprendere la realtà e di migliorarla”.

I dettagli della ricerca sull’asimmetria dei denti e della mandibola

I ricercatori nel corso della sperimentazione hanno osservato che i volontari sani, durante il morso, attivavano di più i muscoli di un lato del viso rispetto all’altro. Molti soggetti non lamentavano alcun disturbo durante il movimento della mandibola ma tutti, oltre a questa asimmetria muscolare, presentavano anche uno squilibrio del diametro pupillare.

Correggendo questa occlusione con un bite costruito appositamente, è stato possibile ristabilire la simmetria sia muscolare sia pupillare e si è osservato come i soggetti implicati nello studio, “miglioravano significativamente la performance nei test di abilità visuo-spaziale”. Esperimenti successivi, condotti su modelli animali, hanno messo in evidenza come “la sezione unilaterale di alcune diramazioni nervose dentali produceva, nel giro di uno o due mesi, una modificazione asimmetrica dell’espressione di alcuni geni importanti per la regolazione della plasticità neuronale, a livello della corteccia cerebrale e dell’ippocampo, la zona del cervello associata alla memoria”.